Sante di Scena

Sante di Scena è un viaggio dentro la vita di alcune sante e/o suore, signore di fede che hanno saputo essere nella realtà e allo stesso tempo fuori dalla realtà, allestendo rappresentazioni per vivere la propria differenza di sguardo. Ma è anche una domanda sulla dimensione del sacro e la sua relazione con l’arte.
Ci siamo immersi in una materia vasta e prodigiosa, abbiamo avvicinato tante vite, biografie, parole scritte dalle sante, parole trascritte durante le estasi, lettere, pensieri e vere e proprie drammaturgie.
Ci siamo innamorati di alcune pellicole che hanno composto la nostra filmografia di base, come ad esempio il meraviglioso, geometrico e inquietante Madre Giovanna degli Angeli di Jerzy Kawalerowicz, o l’eccessivo e geniale I Diavoli di Ken Russell a cui siamo debitori.
Siamo stati folgorati da alcune pitture ma soprattutto da alcune gure scultoree che sono entrate prepotentemente nel lavoro, e che accennano al Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca e a Giovanni Pisano con la sua Elevatio Animae. Ma sono state fonte di ispirazione anche alcune copertine dei dischi delle Supremes di Diana Ross, in questo nostro continuo viaggiare nel tempo e mettere a contrasto il passato con il presente, il che avviene anche attraverso un complesso e attento lavoro sul sonoro.
Tutte queste vite si sono depositate nel lavoro in modo differente. Alcune Sante hanno preso più spazio e parola come Maria Maddalena de’Pazzi con le sue impegnative estasi o Therèse de Lisieux di cui sentiamo le parole del poema ispirato a Giovanna d’Arco, che lei stessa scrisse e mise in scena, costringendo le sue sorelle carnali, anch’esse in convento, a seguire le sue velleità dirigiste. Altre emergono per qualche istante solo in immagini fuggenti (Gemma Galgani) per poi trasformarsi in qualcos’altro con una parrucca e un paio di occhiali. Altre ancora sono trasfigurate in un momento di gioco, come accade ad esempio per Suor Blandina, la suora del West che incontrò Billy the Kid. O le ritroviamo in una canzone o la composizione di un’immagine.
Altre ancora arriveranno in futuro perché sono li che aspettano. Tutte comunque hanno contribuito a creare un humus, un ambiente, un legame tra noi fatto di piccoli gesti, silenzi, e soprattutto un liturgia del gioco, cercando di scoprire, di ritrovare spazi in cui il sacro si manifesta, convinti che si possa creare solo dalla contaminazione dei contrari.

Cinzia Delorenzi
Danzatrice, autrice, cercatrice. Da oltre vent’anni si investe nel campo delle discipline somatiche, incrociando il tema del corpo, del gesto danzato, del tocco e della creazione artistica. Unisce allo studio una riflessione sulla trasmissione, intesa come creazione dello spazio necessario alla nutrizione del progetto dell’individuo e del gruppo e che esprime nei suoi laboratori in natura ed in studio. Debutta professionalmente come danzatrice in Francia negli anni 80. Autrice ed interprete dei propri spettacoli, dal 2006 al 2013 ha attraversato l’esperienza della direzione di un gruppo di ricerca e la fondazione di una compagnia. Dall’89 ha collaborato con l’associazione Sosta Palmizi come interprete di Giorgio Rossi e di Raffaella Giordano, come artista associato e come insegnante (biennio “scritture per la danza” di R. Giordano)


Progetto di e con Alessandra De Santis, Cinzia Delorenzi, Attilio Nicoli Cristiani
Da un’idea e con la collaborazione di
Luca Scarlini
Luci
Adriana Renna Costumi Elena Rossi Assistenza al progetto Filippo M. Ceredi
Residenza artistica
LachesiLAB, Olinda
Produzione
Teatro delle Moire Coproduzione I Teatri del Sacro, Next/Regione Lombardia, Fondazione Cariplo

 

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