PlayRoom

PlayRoom prosegue l’approfondimento di tematiche che muovono la nostra ricerca da tempo: l’identità, l’infantilismo contemporaneo, la dissoluzione della figura paterna.
Con questo spettacolo, che chiude il triennio produttivo sostenuto da Fondazione Cariplo, abbiamo cercato di indagare i meccanismi e le condizioni che generano la violenza e la cattiveria, attraverso un lavoro di improvvisazioni nelle quali ogni performer ha dovuto attingere anche alla propria biografia.
Ponendoci la questione di quali siano le mancanze e le aspettative disattese da parte del mondo adulto che possono generare lo sbando e l’inevitabile ripetersi della crudeltà, ci siamo quindi immersi in una zona scura, senza abbandonare il nostro gusto per il gioco e la scoperta.
Punto di partenza e pre-testo è stato “Il Signore delle mosche”, l’inquietante universo infantile creato da William Golding, ma anche il primo libro della “Trilogia della città di K” di Agota Kristof. Prezioso spunto è stato anche il lavoro della fotografa Diane Arbus con le sue numerose immagini di gemelli e di figure “eccezionali”. Ma, convinti che le intenzioni non coscienti raggiungano molte volte risultati più profondi di quelle consapevoli, ci siamo sentiti liberi di cercare altrove per assonanze, per rimandi, stando in ascolto di quanto accadeva in scena.
Capitolo fondamentale di questo lavoro è la colonna sonora, composta per la maggior parte da dialoghi in lingua originale ricavati da spezzoni di film. Non è mai sfondo ma agisce come un quarto attore. Crea spazi, ambienti, temperature emotive. Si impenna, si incanta, riprende, scompare. Quello che abbiamo costruito è un mondo dove tre figure evocano rituali, passaggi.
Paesaggi interiori. Un mondo dove tre adulti giocano a fare i bambini che giocano a fare gli adulti. Rielaborano frammenti di memoria sotto forma di oggetti, costumi, suoni. C’è della sofferenza subita o inflitta, c’è della tenerezza giocata o ambita. C’è dello smarrimento.
PlayRoom è una lettera alla figura paterna sempre più evanescente. È un gioco teatrale che svela dall’interno le contraddizioni del mondo adulto.
Una candida stanza dei giochi, su cui spiccano i tratti neri di una crudeltà senza tempo.

 

Sonoro tratto da
Il Signore delle Mosche – Peter Brook
Inseparabili – David Cronenberg
Velluto Blu – David Lynch
Via col Vento – Victor Fleming
M – Il mostro di Düsseldorf – Fritz Lang
Il nastro bianco – Michael Haneke
Che fine ha fatto Baby Jane? – Robert Aldrich

Musiche
Andante con moto dal trio in MI bemolle maggiore N. 2 (opera 100, D 929) – Franz Schubert
Gretchen am spinnrader D 118 (Lied) – Franz Schubert
Show – Beth Gibbons & Rusty Man

 

 

 

Scrittura scenica e regia Alessandra De Santis, Attilio Nicoli Cristiani
Creazione e interpretazione Gianluca De Col, Alessandra De Santis, Attilio Nicoli Cristiani
Dramaturg Renato Gabrielli
Assistenza al progetto Celeste Sergianno
Costumi Teatro delle Moire e Antonella Vino
Disegno luci Paolo Casati
Organizzazione Anna Bollini
Creazione 2012
Con il contributo di Comune di Milano, PROGETTO ÊTRE – Fondazione Cariplo

 

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